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Recenti dissesti idrogeologici in Piemonte PDF Stampa E-mail

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Dal Comitato Provinciale A.Di.S. di Torino, presieduto dal Dott. Domenico Tropeano, riceviamo una nota sui recenti fenomeni di dissesto in Piemonte.



Osservazioni preliminari su fenomeni ed effetti 
dell'evento metereologico del 28-29 maggio 2008

D. Tropeano, L. Turconi, S. Tuberga, G. Savio


Inquadramento geografico

Le persistenti precipitazioni che dalla metà di maggio all’inizio giugno 2008 hanno investito, taloraa carattere di rovescio, l’intero arco alpino dalle Marittime alle Pennine, segnatamente nelle zone ditestata, hanno assunto, a tratti, vero carattere di nubifragio a partire dal pomeriggio del 28 sino allatarda mattina del 29 maggio. I principali fenomeni e danni conseguenti si sono verificati a partiredalla tarda serata e soprattutto nella prima mattina del 29 maggio, ma fenomeni successivi, diinstabilità di versante, si sono ancor manifestati sino a metà giornata del 1° giugno.I valori di pioggia cumulata nelle 24 ore hanno raggiunto e superato nelle zone epicentrali il valoredi 300 mm (Bobbio Pellice), con valori massimi orari superiori ai 50 mm, ma con isolati, brevi scrosci di ben maggiore intensità a scala temporale inferiore.

 

L’areale interessato (superficie indicativa 3000 km2) ha forma di banda sinuosa ed irregolare, che

 

interpolando vari epicentri di rovescio, a direzione sostanziale N-S, con larghezza media sui 10 kme sfumante alle estremità; geograficamente corrisponde a settori più o meno limitati della mediaValle d’Aosta, delle valli Chiusella, Soana, Stura di Valgrande, di Ala, e di Viù, con effetticomplessivi più marcati in Val Cenischia, alta e bassa Valle di Susa, localmente molto gravi nellevalli Germanasca e Pellice, e ancora sensibili nelle parti alte delle valli Po, Varaita, Maira e Grana.Diversi tributari laterali (nell’ordine di alcune centinaia) hanno prodotto marcati contributi di pienacon fenomeni di torrenzialità elevata (erosioni laterali e di fondo, trasporto solido, alluvionamento,colata detritica torrentizia) che in vario modo hanno incrementato la piena delle aste torrentiziemaggiori (soprattutto il Chisone e il Pellice, secondariamente Varaita) e successivamente dei fiumiPo, Dora Riparia e Dora Baltea.Geologicamente, l’area si inserisce, semplificando, in due principali unità litostratigrafiche: ilgruppo dei Calcescisti (con Filladi e Ofioliti) e quello del Dora-Maira (Gneiss minuti), di normadiffusamente tettonizzati e sovrastati da coperture detritico-glaciali; substrato e coperture sonospesso interessati da processi di instabilità estesa di versante, talora coinvolti in processi piùcomplessi secondo lo stile di Deformazione Gravitativa Profonda di Versante (DGPV). Tuttecondizioni, queste, che espongono buona parte del versante padano delle Alpi Occidentali a unaforte propensione alla degradazione per gravità e per processi idrologici estremi già a partire dallezone di testata.

Conseguenze geomorfologichePer quanto sinora osservato, i processi di versante, non ancor quantificati né in numero né involumetria, comprendono sia frane superficiali a evoluzione rapida (tipici soil slip, per lo più isolati,raramente a gruppi, in un centinaio di località), subordinatamente frane complesse a scorrimentorotazionale e fenomeni gravitativi e profondi, soprattutto evidenziabili da cedimenti al piede. Ciò èstato sinora osservato in una decina di località (alta Valsusa, Val Maira).L’attività di trasporto solido si è manifestata in diversi casi in forma parossistica lungo numerosipiccoli tributari o impluvi di versante, drammaticamente esasperata in alcuni casi: emblematica, manon esclusiva, la colata rapida di fango e detrito a grossi blocchi (alcune decine di migliaia di m3)che ha investito la Fraz. Garin (Villar Pellice) causando il decesso di quattro persone. Processianaloghi occorsi in Val Cenischia e Val Clarea hanno interessato nuclei abitati senza conseguenzealtrettanto drammatiche (Venaus).Ulteriori forme di trasporto solido (di fondo) si sono manifestate, come processi di debris flood,debris torrent, o semplice rotolio costante di blocchi e ciottoli, perdurato anche nei giorni successivial culmine dell’evento, nelle valli ove maggiore è stata l’interazione tra piogge cumulate/scrosciintensi, litologie di base (in prevalenza Calcescisti), e caratteri granulometrici e tessiturali deidepositi stessi.Fenomeni di erosione laterale, puntiformi o, più spesso, continui anche su diverse centinaia di metrihanno prevalentemente interessato le aste torrentizie principali (F. Dora di Bardonecchia, T. Ripa,T. Pellice, F. Po, T. Varaita, T. Grana).Fenomeni di riattivazione di canali di piena, anche obsoleti, tracimazioni o sormonto di sponda,alluvionamento, inondazione, allagamento anche da rigurgito, si sono avuti lungo i tratti di pianuralimitatamente alle aree golenali, definite da arginature (F. Po, T. Varaita, T. Maira) e anche in zone

edificate (F. Dora Riparia, T. Mellea).

Osservazioni

 

-Precedenti storici.

Ancora una volta, la fascia geografica interessata ricalca il modello storico deglieventi di primavera, che vede le Valli del Pinerolese, la Valsusa e le Valli alpine del Cuneese ogni25-30 anni in media colpite da fenomeni alluvionali, come documentato anche da cronachebibliografiche e archivistiche estese ai 300 anni precedenti.L’evento qui considerato, tuttavia, pur se visibilmente caratterizzato da portate delle aste principalinell’ordine delle massime conosciute e da fenomeni torrentizi e/o di versante localmente gravi, nelsuo insieme appare inferiore a quelli del giugno 1957 (nella generalità), maggio 1977 (localmente),giugno 2000 (per il Cuneese). Gli elevati e soprattutto persistenti colmi di portata si spiegano con lafusione pre- e durante evento di cospicue masse nivali ancor presenti nei canaloni.Le aree interessate da frane, sia superficiali che profonde, sono sostanzialmente le stesse già notestoricamente. I fenomeni di fluidificazione della cotica superficiale sono da ricondursi ai valorilimitedi pioggia, con soglia critica d’innesco già “tarata” sulla scorta dei casi precedenti degliultimi 50 anni. La riattivazione (parziale) di frane profonde ed eventuali DGPV è connessaall’abbondanza e alla lunga durata delle piogge in corpi d’accumulo già saturi per la neve in fusionedelle settimane precedenti.

-Opere di protezione e riduzione del rischio.

Si è ovunque riscontrata una generale efficacia delleopere di contenimento, stabilizzazione e difesa spondale lungo i corsi d’acqua di fondovalle (nonsoltanto di quelle realizzate dopo le alluvioni del 2000, ma anche preesistenti: ad es., caso deipennelli in gabbioni lungo la Dora di Bardonecchia e il Ripa realizzati dopo l’evento ‘57), anche senon sono mancati casi di insuccesso di opere eseguite in modo incompiuto e soprattutto senza avertenuto in conto parametri geomorfologici essenziali, in un ottica non puntuale ma di contestospaziale causa-effetto più vasto. Tra le tecnologie di recente applicazione per il contenimento e lariduzione d’impatto delle colate detritiche vale la pena segnalare l’efficacia delle reti frangicolata,che hanno sicuramente prevenuto possibili rischi.

-Obiettivi di ricerca.

Si giudica prioritaria la valutazione e quantificazione degli apporti solidi chedeterminati corsi d’acqua, soprattutto di ordine gerarchico inferiore in quanto i più temibili, sono ingrado di condurre impulsivamente a valle, soprattutto in relazione ad abitati e infrastrutturesoggiacenti le testate dei bacini d’impluvio.Procedura di calcolo secondo i modelli di letteratura, non ultimo quello proposto da Tropeano eTurconi e di cui in via preliminare si è anche in questa occasione testata la validità previsionalecomparando il dato calcolato con i valori reali osservati (almeno per un centinaio di tributari dellevalli interessate dall’evento).Altra indagine, da lungo tempo auspicata anche da parte di Enti territoriali competenti, sarebbe daespletare su una casistica adeguata di opere di regolazione e difesa idraulica e idraulico-forestale,incrociate con le caratteristiche geo-morfologiche (valutate in considerazione delle variazioni planoaltimetrichedegli alvei in un congruo intervallo di tempo, in relazione alle capacità/modalità ditrasporto solido) e le condizioni topomorfiche del sistema-bacino in cui sono inseriti gli interventi,nonché ovviamente delle aste di deflusso.Sviluppo di attività di formazione-informazione in forma dinamica e anche ludico-culturale (adesempio istituzione di geositi) per illustrare le problematiche del territorio alpino che può cambiarebruscamente da un assetto statico a uno stato di moto parossistico.Analisi di particolari realtà geo-morfologiche, illustrando a Residenti nel territorio quali potrebberoessere le tipologie e caratteristiche (soprattutto di velocità e di quantità dei materiali in gioco) dipossibili flussi detritici, al pari di quanto realizzato da tempo in altri Paesi (Stati Uniti, Cina,Giappone, Francia, Svizzera, Austria...). 
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