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Difesa del suolo : sviluppo e non vincolo. PDF Stampa E-mail
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LA DIFESA DEL SUOLO.
Strumento per la competitività e non vincolo per lo sviluppo


di Carlo Frutti
Presidente Associazione Nazionale Difesa del Suolo 


Premessa.
 

La protezione ambientale dipende da una corretta e sostenibile gestione del territorio e implica un'accurata conoscenza della risorsa. E' una necessità impellente se consideriamo che circa due terzi del del nostro paese mostra preoccupanti fenomeni di degrado.

Affrontare un sistema territoriale, insieme di ambiente naturale e costruito, dal punto di vista della sostenibilità, implica, la necessità di ristabilire legami corretti tra popolazione e ambiente, tra risorse ambientali e lavoro umano, tra economia ed ecologia; si tratta di ripristinare il "diritto naturale all'ambiente" delle popolazioni, delle future generazioni.

 

Le politiche nazionali e regionali degli ultimi anni hanno opportunamente incluso il suolo, inteso nella più larga accezione, fra le risorse non rinnovabili e quindi oggetto di particolari attenzioni nel monitoraggio e nella gestione complessiva.
Oggi è’, infatti, forte l’attenzione del governo e del cittadino alla difesa del suolo, come strategia complessiva rivolta non solo alla protezione del territorio, ma soprattutto al mantenimento in loco della popolazione, all'incremento delle attività produttive ed allo sviluppo.

L'uomo e l'attività economica, infatti, sono aspetti basilari ai quali riferirsi per intervenire, in maniera adeguata, sui temi della forestazione, delle aree protette, la bio-diversità, le risorse naturalistiche ed ambientali, l'energia.
Per garantire la necessaria difesa dei cittadini e dei loro beni, contro i rischi naturali è necessario attivare misure di protezione ecologicamente compatibili, socialmente eque ed economicamente efficienti; di fatto i rapporti tra economia ed ecologia e cioè tra attività economica basata sul lavoro umano e attività ecologica basata sul lavoro dell'ambiente.
Un uso corretto del suolo, in definitiva, determina sia benefici ambientali sia il buon esito degli interventi urbanistici previsti.
 Di qui la crescente necessità di passare da una politica dell’emergenza ad un attento programma di prevenzione e di governo dei processi di degrado, badando alla relazione tra ambiente e presenza antropica, e potendo al tempo stesso avvalersi di tecnologie innovative ed efficaci per l’esecuzione delle opere e la manutenzione, ma capaci al contempo di mitigare l’impatto ambientale.

Partiamo, dunque, da un diverso approccio al problema “suolo”, integrato e di sistema, capace di avviare nuovi processi, al tempo innovativi e significativi, tanto da ritenerli una grande opportunità di sviluppo e di crescita per quei territori maggiormente interessati dal dissesto idrogeologico, potendosi ritenere l’ambiente ed il territorio gli elementi principali e quindi il volano dello sviluppo, da un lato, economico e sociale, dall’altro, eco-sostenibile ed eco-compatibile, anche delle aree oggi più svantaggiate. In questa ottica va sottolineata, tra l'altro, l'importanza di riequilibrare il rapporto montagna-pianura per quanto concerne i costi per l'uso delle risorse di montagna.

L’urbanizzazione scriteriata non appartiene solo al passato. Ancora oggi, nella maggior parte dei casi, siamo lontani da una visione integrata degli ecosistemi dove negli aspetti pianificatori ed attuativi la sicurezza e la qualità dell’ecosistema non siano più considerati obiettivi in conflitto.
Siamo lontani dall’attuare una vera riqualificazione ambientale messa al servizio anche della sicurezza, in cui prima di intervenire si valuti cosa si va a difendere, si faccia un’analisi costi benefici e si contempli anche la possibilità dell’opzione zero, cioè del non intervento .


La difesa del suolo si attua anche attraverso il governo del territorio, con interventi strutturali e con l’azione di monitoraggio e contrasto agli eventi in atto, con l’azione di protezione civile.
Tutto questo inserito in un contesto di sostenibilità ambientale con la creazione di reti ecologiche, riqualificazione fluviale, produzione di energia rinnovabile, realizzazione di vie per la mobilità sostenibile.

La nostra analisi non desidera indagare sul passato, ma individuare strategie che rilancino l’attività di difesa del suolo e di tutela e programmazione coinvolgendo su un progetto condiviso quanti, oggi in ambiti differenti e spesso non comunicanti,  sono protagonisti nella gestione del territorio.
 

La Pubblica Amministrazione : Regione e Province. 
A cominciare dalle Regioni che, pur dovendo partire da una carente analisi conoscitiva e senza il supporto di strumenti cartografici aggiornati, hanno sviluppato Piani, organici e complessi, (dal PAI – Piano di Assetto Idrogeologico - al PSDA – Piano Stralcio Difesa Alluvioni) finalizzati ad individuare la pericolosità delle aree, a fornire gli strumenti per affrontare il rischio, ma che individuano l’ambiente come una risorsa per lo sviluppo. Purtroppo, i Piani, nonostante una lunga fase di confronto e concertazione,  sono percepiti dalle amministrazioni locali e dalle popolazioni, in larga parte, come vincoli all’utilizzo di questa o quella porzione del territorio. Il territorio e l’ambiente hanno bisogno, invero, di un processo di governo pluriennale, regionale e locale, che superi le esigenze particolari e gli opportunismi del momento. E’ essenziale disporre di una macchina amministrativa e tecnica adeguata nei mezzi, nel personale e nelle conoscenze, uno strumento forte che sappia garantire, al suo interno, un costante turn-over delle competenze ed una crescita delle professionalità,  ed, all’esterno, una efficacia nelle scelte progettuali ed una attenta valutazione e verifica degli interventi non limitandosi alla mera elargizione di fondi. Importante il ruolo che possono assumere, laddove non fossero soppresse, le Province e le Comunità Montane come punti di riferimento per le realtà territoriali minori, così come è essenziale la capacità dei vari livelli istituzionali di interagire tra loro e con le popolazioni locali. La pubblica amministrazione non può da sola risolvere il problema  della messa in sicurezza del territorio, ma ogni soggetto coinvolto deve fare la sua parte; ognuno, dal professionista all’impresa, dall’amministratore al cittadino, deve controllare la qualità del proprio contributo al processo complessivo; ognuno deve puntare all’efficacia degli interventi e verificarne l’impatto sulle realtà socio-economiche territoriali. L’Università. 
Le Università non possono essere estromesse dal processo di gestione ambientale, come a volte accade, ma vanno potenziate le sinergie e le convenzioni con gli enti pubblici,  il mondo aziendale e delle imprese locali, per una migliore conoscenza del territorio,  una qualificata attività di formazione ed incentivare la ricerca. Bisogna puntare di più sulle strutture universitarie e di ricerca e da queste attendersi un impegno più costante, concertato e concreto, a sostegno della difesa del suolo con attività di ricerca e di formazione, anche in sinergia con  gli altri soggetti interessati, comprese le organizzazioni e le associazioni di settore, per la migliore ricaduta sul territorio delle energie scientifiche e culturali messe in campo e disponibili. 
I Professionisti. 
Fondamentale è il ruolo dei professionisti che sono chiamati a seguire, dallo studio alla realizzazione, al monitoraggio, alla verifica ed alla fase di esercizio, ogni aspetto delle opere. A loro si chiedono, oggi, qualità, conoscenza, costante formazione, capacità di “fare squadra” , puntando al metodo interdisciplinare più che ad affermare le proprie conoscenze peculiari.  
Linee guida. 
Nel contempo è fortemente avvertita la necessità di approfondire lo studio e l’analisi del territorio, e, soprattutto, di stabilire linee guida e codici per la progettazione, la validazione, l’esecuzione degli interventi, la verifica, la manutenzione, il monitoraggio e la gestione delle opere, la stima dei benefici. Alla loro stesura, con gli amministratori, debbono essere chiamati a fornire un contributo  diretto, impegnativo e responsabile, tutti i soggetti interessati, tecnici pubblici e liberi professionisti, università e mondo imprenditoriale, unitamente alle organizzazioni professionali ed associative di settore. 

 
A cominciare dalle Regioni che, pur dovendo partire da una carente analisi conoscitiva e senza il supporto di strumenti cartografici aggiornati, hanno sviluppato Piani, organici e complessi, (dal PAI – Piano di Assetto Idrogeologico - al PSDA – Piano Stralcio Difesa Alluvioni) finalizzati ad individuare la pericolosità delle aree, a fornire gli strumenti per affrontare il rischio, ma che individuano l’ambiente come una risorsa per lo sviluppo. Purtroppo, i Piani, nonostante una lunga fase di confronto e concertazione,  sono percepiti dalle amministrazioni locali e dalle popolazioni, in larga parte, come vincoli all’utilizzo di questa o quella porzione del territorio. Il territorio e l’ambiente hanno bisogno, invero, di un processo di governo pluriennale, regionale e locale, che superi le esigenze particolari e gli opportunismi del momento. E’ essenziale disporre di una macchina amministrativa e tecnica adeguata nei mezzi, nel personale e nelle conoscenze, uno strumento forte che sappia garantire, al suo interno, un costante turn-over delle competenze ed una crescita delle professionalità,  ed, all’esterno, una efficacia nelle scelte progettuali ed una attenta valutazione e verifica degli interventi non limitandosi alla mera elargizione di fondi. Importante il ruolo che possono assumere, laddove non fossero soppresse, le Province e le Comunità Montane come punti di riferimento per le realtà territoriali minori, così come è essenziale la capacità dei vari livelli istituzionali di interagire tra loro e con le popolazioni locali. La pubblica amministrazione non può da sola risolvere il problema  della messa in sicurezza del territorio, ma ogni soggetto coinvolto deve fare la sua parte; ognuno, dal professionista all’impresa, dall’amministratore al cittadino, deve controllare la qualità del proprio contributo al processo complessivo; ognuno deve puntare all’efficacia degli interventi e verificarne l’impatto sulle realtà socio-economiche territoriali. L’Università. 
Le Università non possono essere estromesse dal processo di gestione ambientale, come a volte accade, ma vanno potenziate le sinergie e le convenzioni con gli enti pubblici,  il mondo aziendale e delle imprese locali, per una migliore conoscenza del territorio,  una qualificata attività di formazione ed incentivare la ricerca. Bisogna puntare di più sulle strutture universitarie e di ricerca e da queste attendersi un impegno più costante, concertato e concreto, a sostegno della difesa del suolo con attività di ricerca e di formazione, anche in sinergia con  gli altri soggetti interessati, comprese le organizzazioni e le associazioni di settore, per la migliore ricaduta sul territorio delle energie scientifiche e culturali messe in campo e disponibili. 
I Professionisti. 
Fondamentale è il ruolo dei professionisti che sono chiamati a seguire, dallo studio alla realizzazione, al monitoraggio, alla verifica ed alla fase di esercizio, ogni aspetto delle opere. A loro si chiedono, oggi, qualità, conoscenza, costante formazione, capacità di “fare squadra” , puntando al metodo interdisciplinare più che ad affermare le proprie conoscenze peculiari.  
Linee guida. 
Nel contempo è fortemente avvertita la necessità di approfondire lo studio e l’analisi del territorio, e, soprattutto, di stabilire linee guida e codici per la progettazione, la validazione, l’esecuzione degli interventi, la verifica, la manutenzione, il monitoraggio e la gestione delle opere, la stima dei benefici. Alla loro stesura, con gli amministratori, debbono essere chiamati a fornire un contributo  diretto, impegnativo e responsabile, tutti i soggetti interessati, tecnici pubblici e liberi professionisti, università e mondo imprenditoriale, unitamente alle organizzazioni professionali ed associative di settore. 

Le Imprese

 Le Imprese costituiscono solo l’elemento finale negli interventi,  utilizzatori  in “conto terzi” del territorio,  in rapporto diretto con il cittadino utente, a volte accusate, a torto o ragione, di danneggiare piuttosto che tutelare l’ambiente. Il mondo imprenditoriale, con le sue organizzazioni, va maggiormente responsabilizzato e coinvolto nel processo decisionale e nella definizione di un metodo innovativo nella realizzazione delle opere, dalla definizione di nuove norme tecniche - incluse le più recenti innovazioni tecnologiche e di tipologie d’intervento a basso impatto ambientale - alla revisione dei prezziari affinché tengano conto dell’opera nel suo complesso, dei benefici ottenuti, e non solo, come oggi avviene, del mero capitolato  generico. Alle Imprese è chiesta, invero,  una attenta formazione del personale, anche attraverso le “rinnovate” Scuole Edili, ed un adeguamento degli “strumenti” aziendali per accrescere la propria capacità di competizione e la qualità degli interventi. E’ indispensabile puntare sulle risorse umane, sui giovani, sulle nuove tecnologie e professionalità, su una efficace organizzazione d’impresa, anche in considerazione delle potenzialità di un mercato in espansione come quello della difesa del suolo. 
La competitività. 
Il futuro del nostro Paese si gioca sulla “competitività”  del sistema, sulla sua credibilità, sulla capacità di offrire un prodotto di qualità superiore rispetto ad entità territoriali più prossime o simili. Oggi la ricchezza e la potenzialità di un territorio  non si misurano solo in base al PIL, ma è assegnato un alto valore all’Indice di Sviluppo Umano, alla qualità dell’ambiente. Risulta necessario ridurre i fattori negativi esistenti e, allo stesso tempo, tutelare e valorizzare le risorse ambientali trasformandole in un fattore di sviluppo e competitività. La competitività di un territorio si baserà in futuro anche sulla sua capacità di riduzione del rischio, per una migliore e corretta fruizione dell’ambiente, ed una maggiore qualità della vita.  Per questo obiettivo è fondamentale che ogni realtà territoriale, dalle Regioni alle Province, sappia fare “massa critica”, mettendo insieme le capacità dei soggetti coinvolti ed interessati, piuttosto che fermarsi alle mere competenze istituzionali, professionali ed agli interessi particolari. Bisogna passare da una gestione basata sull’ “essere” ad una azione che si fondi sul “sapere”.  L’ “approccio integrato” alle problematiche territoriali è - dovrebbe - essere un fatto acquisito;  occorre, però, un ulteriore salto qualitativo e “culturale”. Necessità dell’oggi è fare “sistema”, mettere insieme e coordinare le conoscenze, le esperienze,  fare “gruppo”, anche superando carenze normative, per attività concertate ed integrate, finalizzate ad interventi sul territorio condivisi, a basso impatto ambientale,  di semplice realizzazione, definitivi ed efficaci.  E’ importante fare “sistema” ad una condizione, però: che ciò non voglia dire volontarismo, ma riconoscimento di ruoli e funzioni diverse sapendo di operare in sistemi complessi come quelli ambientali in cui sono intervenute  modificazioni antropiche. Con gli interventi e le opere di messa in sicurezza non va sottratto territorio, ma semmai va restituito un territorio più sicuro.
La formazione. 
Sulla formazione e sulla qualità si gioca il nostro futuro. Le sempre più frequenti emergenze ambientali (inquinamento dei suoli e contaminazione delle acque, fenomeni legati ai mutamenti climatici come alluvioni, siccità e dissesti idrogeologici in generale) richiedono ormai anche a livello locale competenze specifiche non facilmente reperibili nell’ambito degli Enti gestori, ma usualmente presenti all’interno dell’Università e del mondo aziendale. Ecco allora che ritrova importanza il dialogo tra gli Enti che operano sul territorio, in un’ottica di collaborazione e aggiornamento di medio-lungo periodo, che porti ad una corretta gestione delle problematiche ambientali, ma anche ad una solida formazione dei tecnici e dei dirigenti di domani. Da qui l’esigenza di sviluppare la formazione e stimolare la crescita professionale di tutti i soggetti che operano sul territorio, dallo studio, alla programmazione, dalla progettazione fino alla esecuzione, alla verifica, al monitoraggio, alla fase di esercizio ed alla valutazione dei benefici dei singoli interventi e dei processi di tutela e sviluppo. Occorrono competenza e qualità, che, in un campo relativamente nuovo e complesso come quello in esame,  si ottengono con l’esperienza e con una attenta formazione, tra i progettisti, negli enti, nelle aziende e nelle imprese.
La qualità delle opere. 
Vanno, sì, privilegiate le professionalità e l’imprenditoria locali, nelle forme possibili e coerenti alle normative,  ma ciò non può avvenire a scapito della qualità dei progetti  e  dell’efficacia degli interventi, principi inderogabili ai quali la pubblica amministrazione, dalla Regione al piccolo Comune, dovrebbero sempre ispirarsi anche individuando specifici percorsi premianti e di scelta, progettuali ed esecutivi, nonché potenziando lo studio del territorio e le azioni di monitoraggio e la manutenzione.      Nella riduzione del rischio idrogeologico nel nostro Paese gli interventi di difesa del suolo vanno equiparati ad un'opera pubblica al pari della costruzione di una infrastruttura stradale, di una scuola, di un ospedale. E` necessario prevedere risorse certe e continue nel tempo, ma  soprattutto qualità delle opere, a partire dallo studio dei fenomeni, in quanto investire nella previsione e nella prevenzione significa un risparmio di circa dieci volte di quanto necessario per interventi post-calamita`. Non è importante, quindi, solo l’aspetto quantitativo delle opere, ma sono fondamentali il “dove”  e  il “come”  si realizzano gli interventi. E’ prioritario puntare a ricreare la naturalità dei luoghi - anche con opere artificiali - con tecnologie innovative a basso impatto ambientale. Non bisogna “difendersi” dalla Natura, ma i fenomeni naturali vanno “assecondati” per la ricerca di un equilibrio tra l’Uomo e l’ambiente. 
Il Cittadino. 
Questa consapevolezza deve crescere tra gli amministratori, ma  soprattutto nelle popolazioni locali, tra la gente, tra i giovani soprattutto, con una informazione sempre più diffusa e corretta, sia con il contributo dei media che con azioni e progetti formativi mirati. Il Cittadino è parte principale del “sistema territorio” e come tale deve condividere e partecipare attivamente alle scelte, alla gestione, ma anche alla tutela; per questo va costantemente formato ed informato per una migliore consapevolezza delle azioni messe in atto. Ad esempio i criteri ed i programmi della riqualificazione fluviale, passano attraverso un processo partecipato che sta a monte di ogni intervento; fare formazione ed informazione, confrontarsi con tutti, nel caso con i proprietari dei terreni limitrofi ai corsi d’acqua, è impegnativo, ma porta risultati e, nel medio lungo periodo, vantaggi economici in un quadro di attività sul territorio condivise e partecipate dalle popolazioni locali. 
Gli obiettivi. 
Emerge la necessità di individuare percorsi nuovi ed un “linguaggio” universale  per un approccio “integrato e di sistema” alle problematiche di tutela ambientale. Norme tecniche, codici per la progettazione e gli interventi,  metodologie per la verifica, linee guida e tipologiche delle opere, revisione dei prezziari, formazione, percorsi progettuali e ed esecutivi premianti e validati, sono le indicazioni e le necessità attuali. Ad amministratori, tecnici pubblici, rappresentanti del mondo delle professioni, imprese ed aziende di produzione, Università,  è richiesto un contributo di idee ed iniziative per individuare e condividere le linee strategiche e le azioni necessarie da mettere in campo per affrontare le questioni che attengono le criticità del sistema “territorio/ambiente”. Occorre l’unanime impegno ad obiettivi condivisi,  a tracciare un  percorso unitario ed univoco e che si avvalga del contributo di ognuno, ad elaborare un “linguaggio” comune, al di là degli interessi di parte e delle specifiche competenze, per individuare la migliore strategia per la messa in sicurezza e la gestione del territorio. Lavorare tutti insieme per prevenire i rischi idrogeologici, quindi, senza steccati professionali o giuridici e facendo piazza pulita di una serie di luoghi comuni e di interessi di parte.  

 


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