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Missione

 

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L'impegno dell'Associazione Nazionale Difesa del Suolo
per la
qualità degli interventi sul territorio
attraverso la crescita professionale, la ricerca e l'innovazione.

 

E’ forte l’attenzione del governo e del cittadino alla difesa del suolo, come strategia complessiva rivolta non solo alla protezione del territorio, ma soprattutto al mantenimento in loco della popolazione, all'incremento delle attività produttive ed allo sviluppo.          

Di qui la crescente necessità di passare da una politica dell’emergenza ad un attento programma di prevenzione e di governo dei processi di degrado e al tempo stesso di avvalersi di tecnologie innovative ed efficaci per l’esecuzione delle opere e la manutenzione, ma capaci al contempo di mitigare l’impatto ambientale.                    

Partiamo, dunque, da un diverso approccio al problema “suolo”, integrato e di sistema, capace di avviare nuovi processi, al tempo innovativi e significativi, tanto da ritenerli una grande opportunità di sviluppo e di crescita per quei territori maggiormente interessati dal dissesto idrogeologico, potendosi ritenere l’ambiente ed il territorio gli elementi principali e quindi il volano dello sviluppo, da un lato, economico e sociale, dall’altro, eco-sostenibile ed eco-compatibile, anche delle aree oggi più svantaggiate.     

 

La nostra analisi non desidera indagare sul passato, ma individuare strategie che rilancino l’attività di difesa del suolo coinvolgendo su un progetto condiviso quanti, oggi in ambiti differenti e spesso non comunicanti,  sono protagonisti nella gestione del territorio.  

La Pubblica Amministrazione : Regione e Province. 

A cominciare dalle Regioni che, pur dovendo partire da una carente analisi conoscitiva e senza il supporto di strumenti cartografici aggiornati,  hanno sviluppato Piani, organici e complessi, (dal PAI – Piano di Assetto Idrogeologico - al PSDA – Piano Stralcio Difesa Alluvioni) finalizzati ad individuare la pericolosità delle aree, a fornire gli strumenti per affrontare il rischio, ma che individuano l’ambiente come una risorsa per lo sviluppo.  

Purtroppo, i Piani, nonostante una lunga fase di confronto e concertazione,  sono percepiti dalle amministrazioni locali e dalle popolazioni, in larga parte, come vincoli all’utilizzo di questa o quella porzione del territorio.  Il territorio e l’ambiente hanno bisogno, invero, di un processo di governo pluriennale, regionale e locale, che superi le esigenze particolari e gli opportunismi del momento. 

E’ essenziale disporre di una macchina amministrativa e tecnica adeguata nei mezzi, nel personale e nelle conoscenze, uno strumento forte che sappia garantire, al suo interno, un costante turn-over delle competenze ed una crescita delle professionalità,  ed, all’esterno, una efficacia nelle scelte progettuali ed una attenta valutazione e verifica degli interventi non limitandosi alla mera elargizione di fondi. 

Importante il ruolo che possono, debbono, assumere le Province come punto di riferimento per le realtà territoriali minori, così come è essenziale la capacità dei vari livelli istituzionali di interagire tra loro e con le popolazioni locali. La pubblica amministrazione non può da sola risolvere il problema  della messa in sicurezza del territorio, ma ogni soggetto coinvolto deve fare la sua parte; ognuno, dal professionista all’impresa, deve controllare la qualità del proprio contributo al processo complessivo; ognuno deve puntare all’efficacia degli interventi e verificarne l’impatto sulle realtà socio-economiche territoriali. 

  L’Università.

 Le Università non possono essere estromesse dal processo di gestione ambientale, come a volte accade, ma vanno potenziate le sinergie e le convenzioni con gli enti pubblici,  il mondo aziendale e delle imprese locali, per una migliore conoscenza del territorio,  una qualificata attività di formazione ed incentivare la ricerca.

 Bisogna puntare di più sulle strutture universitarie e di ricerca nostrane e da queste attendersi un impegno più costante, concertato e concreto, a sostegno della difesa del suolo con attività di ricerca e di formazione, anche in sinergia con  gli altri soggetti interessati, comprese le organizzazioni e le associazioni di settore, per la migliore ricaduta sul territorio delle energie scientifiche e culturali messe in campo e disponibili. 

 I Professionisti.

 Fondamentale è il ruolo dei professionisti che sono chiamati a seguire, dallo studio alla realizzazione, al monitoraggio, alla verifica ed alla fase di esercizio, ogni aspetto delle opere. A loro si chiedono, oggi, qualità, conoscenza, costante formazione, capacità di “fare squadra” , puntando al metodo interdisciplinare più che ad affermare le proprie conoscenze peculiari.   

Linee guida. 

Nel contempo è fortemente avvertita la necessità di approfondire lo studio e l’analisi del territorio, e, soprattutto, di stabilire linee guida e codici per la progettazione, la validazione, l’esecuzione degli interventi, la verifica, il monitoraggio e la gestione delle opere, la stima dei benefici. 

Alla loro stesura, con gli amministratori, debbono essere chiamati a fornire un contributo  diretto, impegnativo e responsabile, tutti i soggetti interessati, tecnici pubblici e liberi professionisti, università e mondo imprenditoriale, unitamente alle organizzazioni professionali ed associative di settore.  

Le Imprese. 

Le Imprese costituiscono solo l’elemento finale negli interventi,  utilizzatori  in “conto terzi” del territorio,  in rapporto diretto con il cittadino utente, a volte accusate, a torto o ragione, di danneggiare piuttosto che tutelare l’ambiente. 

Il mondo imprenditoriale, con le sue organizzazioni, va maggiormente responsabilizzato e coinvolto nel processo decisionale e nella definizione di un metodo innovativo nella realizzazione delle opere, dalla definizione di nuove norme tecniche - incluse le più recenti innovazioni tecnologiche e di tipologie d’intervento a basso impatto ambientale - alla revisione dei prezziari affinché tengano conto dell’opera nel suo complesso, dei benefici ottenuti, e non solo, come oggi avviene, del mero capitolato  generico. 

Alle Imprese è chiesta, invero,  una attenta formazione del personale, anche attraverso le “rinnovate” Scuole Edili, ed un adeguamento degli “strumenti” aziendali per accrescere la propria capacità di competizione e la qualità degli interventi. 

E’ indispensabile puntare sulle risorse umane, sui giovani, sulle nuove tecnologie e professionalità, su una efficace organizzazione d’impresa, anche in considerazione delle potenzialità di un mercato in espansione come quello della difesa del suolo.  

La competitività.

 Il futuro del nostro Paese si gioca sulla “competitività”  del sistema, sulla sua credibilità, sulla capacità di offrire un prodotto di qualità superiore rispetto ad entità territoriali più prossime o simili. 

Oggi la ricchezza e la potenzialità di una Regione non si misurano solo in base al PIL, ma è assegnato un alto valore all’Indice di Sviluppo Umano, alla qualità dell’ambiente.  

La competitività di un territorio, di una Regione, si baserà in futuro anche sulla sua capacità di riduzione del rischio, per una migliore e corretta fruizione dell’ambiente, ed una maggiore qualità della vita. 

Per questo obiettivo è fondamentale, non solo nella gestione del territorio, fare “massa critica”, mettendo insieme le capacità dei soggetti coinvolti ed interessati, piuttosto che fermarsi alle mere competenze istituzionali, professionali ed agli interessi particolari. 

Bisogna passare da una gestione basata sull’ “essere” ad una azione che si fondi sul “sapere”. 

L’ “approccio integrato” alle problematiche territoriali è - dovrebbe - essere un fatto acquisito;  occorre, però, un ulteriore salto qualitativo e “culturale”. 

Necessità dell’oggi è fare “sistema”, mettere insieme e coordinare le conoscenze, le esperienze,  fare “gruppo”, anche superando carenze normative, per attività concertate ed integrate, finalizzate ad interventi sul territorio condivisi, a basso impatto ambientale,  di semplice realizzazione, definitivi ed efficaci.  

La formazione. 

Sulla formazione e sulla qualità si gioca il nostro futuro. Da qui l’esigenza di sviluppare la formazione e stimolare la crescita professionale di tutti i soggetti che operano sul territorio, dallo studio, alla programmazione, dalla progettazione fino alla esecuzione, alla verifica, al monitoraggio, alla fase di esercizio ed alla valutazione dei benefici dei singoli interventi e dei processi di tutela e sviluppo. 

Occorrono competenza e qualità, che, in un campo relativamente nuovo e complesso come quello in esame,  si ottengono con l’esperienza e con una attenta formazione, tra i progettisti, negli enti, nelle aziende e nelle imprese.                 

La qualità delle opere. 

Vanno, sì, privilegiate le professionalità e l’imprenditoria locali, nelle forme possibili e coerenti alle normative,  ma ciò non può avvenire a scapito della qualità dei progetti  e  dell’efficacia degli interventi, principi inderogabili ai quali la pubblica amministrazione, dalla Regione al piccolo Comune, dovrebbero sempre ispirarsi anche individuando specifici percorsi premianti e di scelta, progettuali ed esecutivi, nonché potenziando lo studio del territorio e le azioni di monitoraggio e la manutenzione.            

Non è importante solo l’aspetto quantitativo delle opere, ma sono fondamentali il “dove”  e  il “come”  si realizzano gli interventi.          

E’ prioritario puntare a ricreare la naturalità dei luoghi - anche con opere artificiali - con tecnologie innovative a basso impatto ambientale.            

Non bisogna “difendersi” dalla Natura, ma i fenomeni naturali vanno “assecondati” per la ricerca di un equilibrio tra l’Uomo e l’ambiente.  

Il Cittadino.            

Questa consapevolezza deve crescere tra gli amministratori, ma  soprattutto nelle popolazioni locali, tra la gente, con una informazione sempre più diffusa e corretta, sia con il contributo dei media che con azioni e progetti formativi mirati.             

Il Cittadino è parte principale del “sistema territorio” e come tale deve condividere e partecipare attivamente alle scelte, alla gestione, ma anche alla tutela; per questo va costantemente formato ed informato per una migliore consapevolezza delle azioni messe in atto.  

Il ruolo de''A.Di.S.

E' prepotentemente emersa la necessità di individuare percorsi nuovi ed un “linguaggio” universale  per un approccio “integrato e di sistema” alle problematiche di tutela ambientale.

 L’A.Di.S. ha chiesto - ed ottenuto - agli amministratori ed ai tecnici pubblici, ai rappresentanti del mondo delle professioni, alle imprese ed alle aziende di produzione, all’Università, un contributo di idee per individuare e condividere insieme le linee strategiche e le azioni necessarie da mettere in campo per affrontare le questioni che attengono le criticità del sistema “territorio” regionale. 

Ne abbiamo ricavato l’unanime impegno ad obiettivi condivisi,  a tracciare un  percorso unitario ed univoco e che si avvalga del contributo di ognuno, ad elaborare un “linguaggio” comune, al di là degli interessi di parte e delle specifiche competenze, per individuare la migliore strategia per la messa in sicurezza e la gestione del territorio delle singole realtà regionali.            

Norme tecniche, codici per la progettazione e gli interventi,  metodologie per la verifica, linee guida e tipologiche delle opere, revisione dei prezziari, formazione, percorsi progettuali e ed esecutivi premianti e validati, sono le indicazioni e le necessità emerse e sottolineate da tutti.  

Il ruolo dell’ A.Di.S.            

All’Associazione Nazionale Difesa del Suolo l’unanime riconoscimento per l’azione volta a colmare uno spazio vuoto nella formazione sulla difesa del suolo e far crescere una cultura della qualità degli interventi.   

Merito dell’ A.Di.S. è l’aver stimolato ed organizzato occasioni di incontro culturale e di confronto dialettico tra amministrazioni, università, professionisti, imprese che operano nella gestione della difesa del  suolo e di tutte le emergenze legate al territorio, consentendo ad ognuno di presentare e rendere condivise le proprie idee.            

All’A.Di.S. il compito di proseguire questa azione di stimolo, favorendo un percorso “culturale” nuovo che porti alla crescita professionale di tutti gli “attori” sul palcoscenico della difesa del suolo, della protezione civile  e della tutela del territorio, ed alla attuazione di quegli obiettivi, univocamente indicati, per interventi di qualità condivisi dal cittadino.            

Carlo Frutti
Presidente dell’Associazione Nazionale Difesa del Suolo  

 

 

 

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