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Emergenza e professionalitą locali PDF Stampa E-mail

In una nota (di seguito) e ripresa parzialmente (allegati) dai quotidiani abruzzesi abbiamo voluto sottolineare la necessità di una maggiore attenzione allo studio dei fenomeni di dissesto prima degli interventi e la priorità di progettazioni e tecnologie d'eccellenza.   E' stata segnalata l'assurdità che per indagare sul territorio abruzzese si sia fatto ricorso, per affidamento diretto, alla consulenza di due tecnici bellunesi , pur qualificatissimi, disconoscendo di fatto la professionalità e le competenze, maturate negli anni anche a seguito di numerosi interventi di difesa del suolo, da professionisti, tecnici di enti pubblici e docenti abruzzesi.

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L'EMERGENZA E LA CONOSCENZA

Utilizzare le professionalità esistenti  sul territorio 

per il monitoraggio, la prevenzione  ed interventi con tecnologie innovative e  progettazioni di qualità.

Il recente crollo su una cima delle Dolomiti è solo l'ultimo di una lunga serie di fenomeni, che ha visto coinvolte le arre montane d'alta quota d'Europa, dal Gran Sasso al Massiccio del Monte Bianco, con crolli che hanno segnato a ripetizione le cronache "ambientali" italiane degli ultimi anni e', però, in sostanza, un fenomeno "naturale".

Ben diverse, invero, sono le alluvioni dei giorni scorsi nel teramano, "figlie" di una gestione inadeguata del territorio, come della mancanza di un attento monitoraggio e di opere di prevenzione  delle situazioni a rischio determinate, quest'ultime, dalla presenza "antropica" e dalle ferite inferte al territorio per la realizzazione di insediamenti, spesso selvaggi, e di infrastrutture, spesso inutili o sovradimensionate, o per dolo come per gli incendi della scorsa estate.

La protezione ambientale dipende da una corretta gestione del suolo e implica un'accurata conoscenza della risorsa. Questa è una necessità impellente se consideriamo che gran parte del territorio abruzzese mostra preoccupanti fenomeni di degrado.

Vero è che le ampie aree soggette ad incendio nella scorsa estate sono "potenzialmente" soggette a dissesto idrogeologico, ma i tempi di intervento, di indagine e prevenzione, ad oggi non ancora attuati, ci sembrano oggettivamente troppo lunghi.

La "mappatura" delle aree colpite da incendi si rende sì indispensabile, ma non deve essere finalizzata solo all'imposizione di vincoli; deve costituire, invece, lo strumento cartografico preliminare per l'attivazione di indagini e studi del territorio colpito per l'individuazione dei possibili rischi idrogeologici,  comparati e riportati nel più ampio piano regionale (PAI - piano stralcio per l'assetto idrogeologico), per l'acquisizione di quelle conoscenze prodrome alla realizzazione di qualsiasi  opera  di mitigazione e di investimento di denaro pubblico.

L'indagine sul territorio poteva e può essere realizzato in tempi relativamente brevi avvalendosi della competenze e conoscenze storiche di quei tecnici, geologi ed ingegneri in primis, che ogni giorno operano sul territorio.

Da L'Aquila a Pescara come agli inizi del secolo scorso... ma nessuno si lamenta.

Lo sviluppo, l'innovazione tecnologica e la crescita qualitativa di un territorio passano anche attraverso un modo nuovo di affrontare lo studio delle situazioni a rischio, la progettazione e l'esecuzione degli interventi.

Ci sembra eccessivo, ad esempio, il prolungamento della chiusura della S.S. 153 visto che il monitoraggio dell'area può essere svolto in tempi ridotti, soprattutto in fase di emergenza, con tecnologie e strumentazioni innovative.

Uno studio multidisciplinare, che vedesse a fianco geologi, ingegneri, paesaggisti, tecnici e specialisti di tecnologie innovative nel settore della caduta massi e del consolidamento, operanti in Abruzzo, doveva e poteva trovare esecuzione in tempi brevi e costi ridotti.

Perché sono state scelte altre soluzioni ... ?  Perché tempi così lunghi ?

Ai lavori sulla Piana di Navelli si è aggiunta da mesi la "gimkana" delle svolte di Capestrano riportando il collegamento L'Aquila-Pescara a quello degli inizi del secolo scorso.

In Abruzzo le caratteristiche del territorio, da quello roccioso montano a quello sabbioso e argilloso costiero, hanno costruito una "palestra" completa sulla quale si sono esercitati e qualificati negli anni numerosi tecnici, dai geologi agli ingeneri, anche grazie alla formazione attraverso due ottime Facoltà come quella di Ingegneria di L'Aquila di Scienze Geologiche di Chieti.

Per indagare sui rischi potenziali sulla S.S. 153 si è fatto, però, ricorso alla consulenza di tecnici "bellunesi".  Perché ?

Stentiamo a credere che negli Uffici Tecnici enti pubblici, tra i Professionisti ed i Docenti abruzzesi non sia stato possibile individuare tecnici qualificati, specialisti di settore !!!

Confidiamo che per la immediata messa in sicurezza della S.S. 153, così come dell'intero territorio regionale, si eviti, come nel passato, di adottare soluzioni tampone, tecnologie e materiali desueti, tradizionali, ma si faccia ricorso a percorsi progettuali di qualità, con l'utilizzo di tecnologie e materiali innovativi, d'eccellenza, a basso impatto ambientale, presenti sul  mercato internazionale grazie ad aziende leader di settore, che, a parità di costo per la pubblica amministrazione, offrano soluzioni idonee, dimensionabili, verificabili, di lunga durata ed a ridotti costi di manutenzione.

Vorremmo che si evitasse, come spesso accade  lungo le nostre strade, che la protezione da caduta massi, il pericolo di frane, il consolidamento di versanti fossero affrontati, affidando la realizzazione con somma urgenza alle "solite" tre o quattro imprese,  con tecnologie e materiali non idonei (un esempio le numerose sacche ed i rigonfiamenti colmi di detriti delle reti metalliche in ferro poste sui versanti stradali) ed a forte impatto ambientale, interventi che si limitano a "contenere" l' erosione - opere tampone che necessitano di continue costose manutenzioni -  senza provvedere ad un adeguato e definitivo consolidamento che scongiuri il ripetersi dei fenomeni.

Purtroppo nella conoscenza e gestione del territorio ci sono molta confusione ed atavici ritardi.

Affrontare un sistema territoriale, insieme di ambiente naturale e costruito, dal punto di vista della sostenibilità, implica, la necessità di ristabilire legami corretti tra popolazione e ambiente, tra risorse ambientali e lavoro umano, tra economia ed ecologia.

Non sono, altresì, esaustivi i numerosi piani (leggi PAI) e la pletorica (e costosa)  cartografia prodotti senza una puntuale e condivisa conoscenza, tra tecnici ed imprese, tra amministratori locali e parti sociali, delle problematiche, delle emergenze, delle modalità d'intervento e delle tecnologie innovative da applicare, senza una nuova cultura della qualità nelle scelte progettuali ed esecutive.

Segnaliamo le numerose attribuzioni delle competenze sui fiumi e per la gestione delle acque, le esigue risorse disponibili, l'assenza di direttive per la progettazione e sulle tecnologie innovative da applicare.

Manca una cartografia adeguata ed uno studio sui fenomeni valanghivi, che se pur "imponderabili" e legati alle bizzarrie del tempo, non sono adeguatamente monitorati e prevenuti con la messa in sicurezza del territorio in specie in specie delle aree di massima presenza turistica, a monte degli insediamenti abitativi e sulle strade.

Basti pensare alle frane, dalle più ridotte a quelle più "famose" del territorio aquilano ed abruzzese, ed alla approssimazione degli interventi di somma urgenza senza una preventiva analisi dei fenomeni ed una ricerca delle tecnologie più innovative da applicare, anche in presenza di emergenze e valori ambientali da tutelare.

Occorrono azioni coordinate e professionalità nella difesa del suolo.

L'impegno sinergico del mondo accademico, delle università - per la formazione di tecnici attenti alla tutela e sicurezza ambientale -, degli enti - per una programmazione degli interventi di prevenzione -, dei professionisti - per una progettazione di qualità e la conoscenza delle tecnologie più innovative -, delle aziende - per lo sviluppo di nuovi prodotti - e le imprese - per la specializzazione nelle opere -, è oggi richiesto per superare una fase di emergenza ambientale e programmare la gestione del territorio.

L'obiettivo che va perseguito è quello di favorire condivisione tra i tecnici di un patrimonio comune di esperienze e di conoscenze, e della redazione di percorsi progettuali di qualità, omogenei e sinergici, ai quale debbano uniformarsi gli Enti perle opere di difesa del suolo.

Non esistono strutture pubbliche che svolgano un compito di aggregazione di tutti i soggetti che debbono intervenire sul territorio, dagli enti alle imprese, dai progettisti alle aziende.

E' proprio sul campo dell'interazione che l'A.Di.S. chiede a tutti gli Enti territoriali di trovare un linguaggio ed un percorso comuni.

Carlo Frutti,  Presidente Nazionale

 


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