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CNR - Dipartimento Terra e Ambiente
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Cortesemente segnalato dalla Dott.ssa Patrizia Pellegrini del CNR di L'Aquila riportiamo il documento del Consiglio Nazionale delle Ricerche :

Programa e riassunti della Conferenza del Dipartimento Terra e Ambiente nell'Anno Internazionale del Pianeta Terra.
Le scienze della Terra per la società: prospettive ed opportunità.

pdf dta_programma_riassunti

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Aggiornamento professionale continuo obbligatorio
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Il 12 dicembre scorso con la delibera n. 128/2007 immediatamente esecutiva, il Consiglio Nazionale dei Geologi ha approvato il nuovo Regolamento finalizzato all'avvio del Programma Sperimentale di Aggiornamento Professionale Continuo dei geologi iscritti all'Albo Professionale ed all'Elenco Speciale per il triennio 2008 - 2010.

L'obiettivo del nuovo Regolamento, condiviso pienamente dagli Ordini Regionali, è quello di conferire all'intera collettività geologica ulteriore dignità e maggiore consapevolezza del ruolo sociale e culturale che è chiamata a svolgere., allineando la professione di geologo alle più attive ed avanzate componenti professionali del nostro Paese, fornendo palese conferma della capacità di autoregolamentarsi, in questi come in altri fondamentali settori, nell'esclusivo e superiore interesse della collettività.


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Siamo qui !
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L'Aquila/Roio è qui, al centro (freccia) di un'area che vede (veduta satellitare) a nord la Facoltà di Ingegneria ai margini della Pineta di Monteluco, a N/E la Città di L'Aquila capoluogo d'Abruzzo, a S/E la Facoltà di Economia con alle spalle il Bosco di San Lorenzo, a S/O la vallata di Roio.

Da Google maps l'immagine satellitare con l'indicazione (segnale blu) della sede.

Poggio di Roio

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Sulla riforma delle professioni
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Dalla News Lavori Pubblici arriva la notizia della stesura finale del decreto legislativo sulla riforma delle professioni.
Ci sono alcuni punti interessanti per l'attività che sta svolgendo la nostra Associazione. Di seguito si riporta l'articolo.
Ing. Giovanni Masciarelli, Vice Presidente Vicario e Presidente del Consiglio Provinciale di Chieti.

pdf riforma_professioni

Ed inoltre dal web, tratto da Edilportale, leggiamo:

30/10/2007 - È stata presentata alle Commissioni Giustizia e Attività Produttive della Camera la proposta di legge di riforma delle professioni intellettuali elaborata dai deputati Mantini e Chicchi, sulla base del lavoro svolto dal Comitato ristretto.

All'articolo 4 la bozza di legge prevede che i Consigli nazionali delle categorie professionali attualmente organizzate in ordini e collegi adottino il nuovo ordinamento di categoria, nel rispetto di alcuni principi specifici, tra cui:
- specificazione del ruolo degli ordini professionali a tutela dei cittadini utenti anche attraverso forme di convenzionamento con le associazioni dei consumatori;
- previsione di forme specifiche di formazione permanente, anche attraverso un sistema di crediti, con un monte ore comunque non inferiore a 60 ore annuali;
- riconoscimento della pubblicità informativa sui requisiti soggettivi e i contenuti delle prestazioni professionali offerte;
- obbligo di concordare preventivamente con il cliente il prezzo, in relazione ai contenuti, le modalità e i tempi prevedibili delle prestazioni professionali;
- riconoscimento del diritto all'equo compenso dei praticanti, della riduzione del periodo di tirocinio, della semplificazione dell'esame di Stato con la previsione che i componenti delle commissioni giudicatrici non possono essere in maggioranza appartenenti all'ordine professionale della sede territoriale in cui si svolge l'esame.

È prevista l'istituzione dell'Ordine dei Tecnici Laureati per l'Ingegneria nel quale confluiranno Geometri, Periti Agrari e Periti Industriali. Appositi decreti definiranno le modalità per la costituzione e per l'accesso al nuovo Ordine (art. 5).

La proposta di legge disciplina la composizione del Consiglio nazionale dell'Ordine e degli Ordini territoriali e i rispettivi compiti (artt. 8-12).

L'articolo 13 e seguenti dettano disposizioni comuni all'esercizio delle professioni. L'accesso alla professione - si legge nel testo - è libero e il suo esercizio è fondato e ordinato sull'autonomia e sull'indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, del professionista. L'esame di Stato per l'esercizio professionale di una professione ordinistica non è soggetto a predeterminazione numerica dei posti, salvo eccezioni previste da leggi statali, ed è basato sulla verifica dell'effettività e dell'utilità del tirocinio.

L'art. 16 disciplina il tirocinio e l'esame di Stato, indicando princìpi e criteri direttivi, tra cui:
- la durata del tirocinio non può essere superiore a due anni, salvo casi speciali;
- il tirocinio può anche essere svolto parzialmente, mediante la partecipazione a corsi di formazione per la preparazione agli esami di Stato, anche all'estero;
- deve essere stabilito un equo compenso in favore di chi svolge il tirocinio, tenendo conto dell'effettivo apporto del tirocinante, con riferimento al regime tariffario delle prestazioni rese.

L'art. 17 consente agli ordinamenti di categoria l'istituzione di scuole di alta formazione per i professionisti e i tirocinanti e la fissazione dei criteri per la formazione ai fini del tirocinio e per l'aggiornamento professionale periodico degli iscritti. Sulla base di tali criteri e nel rispetto del principio di libera concorrenza, da parte di Ordini, associazioni e sindacati dei professionisti e casse di previdenza, possono essere promossi e organizzati, mediante adeguate strutture, seminari e corsi di formazione. I seminari e i corsi di formazione per l'aggiornamento professionale periodico degli iscritti sono altresì promossi e organizzati da soggetti privati, previa approvazione dell'Ordine cui sono rivolti.

Il professionista deve rendere noto al cliente, al momento dell'assunzione dell'incarico, gli estremi della polizza assicurativa stipulata per la responsabilità professionale e il relativo massimale (art. 18).

L'esercizio professionale può essere oggetto di pubblicità informativa, con esclusione di metodi di pubblicità comparativa e negativa (art. 19).

L'articolo 20 è dedicato al regime tariffario e prevede, tra le altre cose, che le tariffe prevedano livelli massimi e minimi, negoziabili dal cliente in relazione alle modalità, al tempo e ai risultati delle prestazioni. Nei concorsi e nelle gare di progettazione di opere pubbliche i criteri di selezione devono privilegiare la qualità, e le prestazioni professionali non possono essere remunerate con uno sconto inferiore ad un terzo dei minimi tariffari previsti.

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Nuova direttiva per i sistemi antivalanga
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Nuova Direttiva per "Costruzione di opere di premunizione contro le valanghe in zona di distacco"
da www.rockfalldefence.typepad.com/

E' stata pubblicata di recente da WSL la nuova Direttiva per la "Costruzione opere di premunizione contro le valanghe nella zona di distacco".

E' un aggiornamento e integrazione della norma del 2004, infatti c'è un nuovo capitolo (il n°8) che descrive le procedure di omologazione attraverso la descrizione degli elementi oggetto di verifica, la procedura amministrativa e anche le analis dei costi da sostenere..... mi sembra una notevole apertura.... e novità:

pdf nuove_direttive_valanghe1

 

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A.Di.S.... sempre pił in alto
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Il Socio del Comitato provinciale di chieti, Giampiero Di Federico, ha conquistato con una recente spedizione la vetta dell' ALPAMAJO sulle vette andine del Perù. Ad accompagnarlo idealmente tutti i Soci dell'A.Di.S. rappresentati dalla bandiera e dal guidoncino che hanno accompagnato nella scalata verso la vetta del validissimo scalatore abruzzese.

Le foto del campo base e della vetta.

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Emergenza e professionalitą locali
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In una nota (di seguito) e ripresa parzialmente (allegati) dai quotidiani abruzzesi abbiamo voluto sottolineare la necessità di una maggiore attenzione allo studio dei fenomeni di dissesto prima degli interventi e la priorità di progettazioni e tecnologie d'eccellenza.   E' stata segnalata l'assurdità che per indagare sul territorio abruzzese si sia fatto ricorso, per affidamento diretto, alla consulenza di due tecnici bellunesi , pur qualificatissimi, disconoscendo di fatto la professionalità e le competenze, maturate negli anni anche a seguito di numerosi interventi di difesa del suolo, da professionisti, tecnici di enti pubblici e docenti abruzzesi.

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L'EMERGENZA E LA CONOSCENZA

Utilizzare le professionalità esistenti  sul territorio 

per il monitoraggio, la prevenzione  ed interventi con tecnologie innovative e  progettazioni di qualità.

Il recente crollo su una cima delle Dolomiti è solo l'ultimo di una lunga serie di fenomeni, che ha visto coinvolte le arre montane d'alta quota d'Europa, dal Gran Sasso al Massiccio del Monte Bianco, con crolli che hanno segnato a ripetizione le cronache "ambientali" italiane degli ultimi anni e', però, in sostanza, un fenomeno "naturale".

Ben diverse, invero, sono le alluvioni dei giorni scorsi nel teramano, "figlie" di una gestione inadeguata del territorio, come della mancanza di un attento monitoraggio e di opere di prevenzione  delle situazioni a rischio determinate, quest'ultime, dalla presenza "antropica" e dalle ferite inferte al territorio per la realizzazione di insediamenti, spesso selvaggi, e di infrastrutture, spesso inutili o sovradimensionate, o per dolo come per gli incendi della scorsa estate.

La protezione ambientale dipende da una corretta gestione del suolo e implica un'accurata conoscenza della risorsa. Questa è una necessità impellente se consideriamo che gran parte del territorio abruzzese mostra preoccupanti fenomeni di degrado.

Vero è che le ampie aree soggette ad incendio nella scorsa estate sono "potenzialmente" soggette a dissesto idrogeologico, ma i tempi di intervento, di indagine e prevenzione, ad oggi non ancora attuati, ci sembrano oggettivamente troppo lunghi.

La "mappatura" delle aree colpite da incendi si rende sì indispensabile, ma non deve essere finalizzata solo all'imposizione di vincoli; deve costituire, invece, lo strumento cartografico preliminare per l'attivazione di indagini e studi del territorio colpito per l'individuazione dei possibili rischi idrogeologici,  comparati e riportati nel più ampio piano regionale (PAI - piano stralcio per l'assetto idrogeologico), per l'acquisizione di quelle conoscenze prodrome alla realizzazione di qualsiasi  opera  di mitigazione e di investimento di denaro pubblico.

L'indagine sul territorio poteva e può essere realizzato in tempi relativamente brevi avvalendosi della competenze e conoscenze storiche di quei tecnici, geologi ed ingegneri in primis, che ogni giorno operano sul territorio.

Da L'Aquila a Pescara come agli inizi del secolo scorso... ma nessuno si lamenta.

Lo sviluppo, l'innovazione tecnologica e la crescita qualitativa di un territorio passano anche attraverso un modo nuovo di affrontare lo studio delle situazioni a rischio, la progettazione e l'esecuzione degli interventi.

Ci sembra eccessivo, ad esempio, il prolungamento della chiusura della S.S. 153 visto che il monitoraggio dell'area può essere svolto in tempi ridotti, soprattutto in fase di emergenza, con tecnologie e strumentazioni innovative.

Uno studio multidisciplinare, che vedesse a fianco geologi, ingegneri, paesaggisti, tecnici e specialisti di tecnologie innovative nel settore della caduta massi e del consolidamento, operanti in Abruzzo, doveva e poteva trovare esecuzione in tempi brevi e costi ridotti.

Perché sono state scelte altre soluzioni ... ?  Perché tempi così lunghi ?

Ai lavori sulla Piana di Navelli si è aggiunta da mesi la "gimkana" delle svolte di Capestrano riportando il collegamento L'Aquila-Pescara a quello degli inizi del secolo scorso.

In Abruzzo le caratteristiche del territorio, da quello roccioso montano a quello sabbioso e argilloso costiero, hanno costruito una "palestra" completa sulla quale si sono esercitati e qualificati negli anni numerosi tecnici, dai geologi agli ingeneri, anche grazie alla formazione attraverso due ottime Facoltà come quella di Ingegneria di L'Aquila di Scienze Geologiche di Chieti.

Per indagare sui rischi potenziali sulla S.S. 153 si è fatto, però, ricorso alla consulenza di tecnici "bellunesi".  Perché ?

Stentiamo a credere che negli Uffici Tecnici enti pubblici, tra i Professionisti ed i Docenti abruzzesi non sia stato possibile individuare tecnici qualificati, specialisti di settore !!!

Confidiamo che per la immediata messa in sicurezza della S.S. 153, così come dell'intero territorio regionale, si eviti, come nel passato, di adottare soluzioni tampone, tecnologie e materiali desueti, tradizionali, ma si faccia ricorso a percorsi progettuali di qualità, con l'utilizzo di tecnologie e materiali innovativi, d'eccellenza, a basso impatto ambientale, presenti sul  mercato internazionale grazie ad aziende leader di settore, che, a parità di costo per la pubblica amministrazione, offrano soluzioni idonee, dimensionabili, verificabili, di lunga durata ed a ridotti costi di manutenzione.

Vorremmo che si evitasse, come spesso accade  lungo le nostre strade, che la protezione da caduta massi, il pericolo di frane, il consolidamento di versanti fossero affrontati, affidando la realizzazione con somma urgenza alle "solite" tre o quattro imprese,  con tecnologie e materiali non idonei (un esempio le numerose sacche ed i rigonfiamenti colmi di detriti delle reti metalliche in ferro poste sui versanti stradali) ed a forte impatto ambientale, interventi che si limitano a "contenere" l' erosione - opere tampone che necessitano di continue costose manutenzioni -  senza provvedere ad un adeguato e definitivo consolidamento che scongiuri il ripetersi dei fenomeni.

Purtroppo nella conoscenza e gestione del territorio ci sono molta confusione ed atavici ritardi.

Affrontare un sistema territoriale, insieme di ambiente naturale e costruito, dal punto di vista della sostenibilità, implica, la necessità di ristabilire legami corretti tra popolazione e ambiente, tra risorse ambientali e lavoro umano, tra economia ed ecologia.

Non sono, altresì, esaustivi i numerosi piani (leggi PAI) e la pletorica (e costosa)  cartografia prodotti senza una puntuale e condivisa conoscenza, tra tecnici ed imprese, tra amministratori locali e parti sociali, delle problematiche, delle emergenze, delle modalità d'intervento e delle tecnologie innovative da applicare, senza una nuova cultura della qualità nelle scelte progettuali ed esecutive.

Segnaliamo le numerose attribuzioni delle competenze sui fiumi e per la gestione delle acque, le esigue risorse disponibili, l'assenza di direttive per la progettazione e sulle tecnologie innovative da applicare.

Manca una cartografia adeguata ed uno studio sui fenomeni valanghivi, che se pur "imponderabili" e legati alle bizzarrie del tempo, non sono adeguatamente monitorati e prevenuti con la messa in sicurezza del territorio in specie in specie delle aree di massima presenza turistica, a monte degli insediamenti abitativi e sulle strade.

Basti pensare alle frane, dalle più ridotte a quelle più "famose" del territorio aquilano ed abruzzese, ed alla approssimazione degli interventi di somma urgenza senza una preventiva analisi dei fenomeni ed una ricerca delle tecnologie più innovative da applicare, anche in presenza di emergenze e valori ambientali da tutelare.

Occorrono azioni coordinate e professionalità nella difesa del suolo.

L'impegno sinergico del mondo accademico, delle università - per la formazione di tecnici attenti alla tutela e sicurezza ambientale -, degli enti - per una programmazione degli interventi di prevenzione -, dei professionisti - per una progettazione di qualità e la conoscenza delle tecnologie più innovative -, delle aziende - per lo sviluppo di nuovi prodotti - e le imprese - per la specializzazione nelle opere -, è oggi richiesto per superare una fase di emergenza ambientale e programmare la gestione del territorio.

L'obiettivo che va perseguito è quello di favorire condivisione tra i tecnici di un patrimonio comune di esperienze e di conoscenze, e della redazione di percorsi progettuali di qualità, omogenei e sinergici, ai quale debbano uniformarsi gli Enti perle opere di difesa del suolo.

Non esistono strutture pubbliche che svolgano un compito di aggregazione di tutti i soggetti che debbono intervenire sul territorio, dagli enti alle imprese, dai progettisti alle aziende.

E' proprio sul campo dell'interazione che l'A.Di.S. chiede a tutti gli Enti territoriali di trovare un linguaggio ed un percorso comuni.

Carlo Frutti,  Presidente Nazionale

 

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Una nuova scala di misura dei terremoti
Le notizie - Ultime notizie
 

Da:  La Stampa.it Ambiente

 

Una nuova scala misura i danni dei terremoti sugli ecosistemi

 

Presentata la Esi 2007, che studia gli effetti ambientali


Da oggi, i terremoti non si misurano solo in base ai loro effetti su edifici, città e infrastrutture, ma anche tenendo conto degli effetti sull'ambiente. In questo modo, sarà più facile prevenire le catastrofi causate dai sismi, come quelle che il nostro Paese ha vissuto nel passato, con migliaia di morti e miliardi di euro di danni. Tutto grazie alla ESI 2007 (Environmental Seismic Intensity Scale), una nuova scala di intensità sismica basata esclusivamente sugli effetti che i terremoti producono sull'ambiente. La scala è costituita da 12 gradi di intensità, con struttura analoga a quelle tradizionali, da linee guida che definiscono le procedure per usarla e chiariscono i fondamenti scientifici su cui essa è basata.

Il nuovo sistema di misurazione dei terremoti è stato studiato, a partire dagli anni '90, da università e Istituti di ricerca a livello internazionale, coordinati dal Dipartimento Difesa del Suolo - Servizio Geologico d'Italia dell'APAT, col contributo di CNR e Università dell'Insubria, ed è stata ratificata dall'INQUA (Unione Internazionale per la Ricerca sul Quaternario), nel corso del 17 Congresso tenutosi a Caims, in Australia, nel luglio scorso. La scala ESI 2007 è stata presentata in una conferenza stampa nella sede dell'APAT, che ha anche pubblicato uno speciale volume a riguardo, disponibile online all'indirizzo http://www.apat.gov.it/site/en-GB/Projects/INQUA_Scale/default.html.

Lo scopo principale di ESI 2007 è quello di integrare le scale classiche, come la Mercalli Cancani Sieberg - MCS, che si basano essenzialmente sui danni agli edifici, e sostituirle quando queste non sono in grado di fornire stime attendibili: accade per i terremoti più forti, oltre il X grado, e in aree deserte o scarsamente abitate, in cui gli indicatori degli effetti sull'ambiente sono gli unici disponibili. La nuova scala consente anche una migliore valutazione dell'intensità sismica nell'area interessata, che viene stimata a partire da quella dei terremoti storici, consentendo, con l'esame degli effetti sull'ambiente, di confrontare eventi avvenuti in epoche diverse e prevenire quelli futuri.

Per comprendere meglio l'utilità della ESI, è possibile prendere ad esempio il recente terremoto che ha colpito il Giappone Centrale, nel luglio di quest'anno, mettendo a rischio la centrale nucleare di Kashiwazaki. Gli studi precedenti all'evento erano stati in grado di prevedere il verificarsi di un terremoto di tale intensità, ma non avevano considerato gli effetti sull'ambiente, come ad esempio il verificarsi di una frana. Infatti, a seguito del sisma, una frana si è mossa proprio nei pressi della centrale, per fortuna non coinvolgendola in modo diretto, altrimenti i danni sarebbero stati incalcolabili. Con l'applicazione della scala, che opera anche attraverso l'analisi storica del territorio, sarebbe stato possibile invece prevedere la frana stessa e la sua posizione e adottare, di conseguenza, adeguate azioni di prevenzione, come una diversa destinazione d'uso e altre misure di adattamento.

In Italia, la grande disponibilità di fonti storiche consente di definire lo scenario degli effetti prodotti dai terremoti nell'arco di molti secoli, valutando i rischi per il territorio, come successo con la frana mobilizzatasi a San Giorgio La Molara durante il terremoto del 1980 in Irpinia, che, come risaputo, si era già riattivata durante tre eventi sismici precedenti, nel 1688, 1805 e 1930. I valori di intensità ESI, in quest'area, sono risultati sistematicamente maggiori di quelli attribuiti in base allo scuotimento degli edifici. Ancora, il terremoto del 13 gennaio 1915 che rase al suolo la città di Avezzano, provocando oltre 30.000 vittime e colpendo un'area che, all'epoca, era ritenuta asismica, visto che i terremoti registrati fino allora non avevano mai causato danni ingenti alle costruzioni. In realtà, forti eventi sismici passati, che studi recenti hanno attribuito al periodo medievale, avevano lasciato tracce sull'ambiente fisico visibili ancora oggi. Se la classificazione sismica avesse tenuto conto di tali effetti, come accade con la scala ESI, i drammatici effetti sarebbero potuti essere minori, anche in termini di vite umane.

TERREMOTI: IL RISCHIO SCRITTO NEGLI EFFETTI AMBIENTALI /ANSA

(ANSA) - ROMA, 5 NOV - Faglie superficiali, abbassamenti e sollevamenti del suolo, fratture, frane, variazioni chimico fisica nelle sorgenti e nei corsi d'acqua. Questi alcuni degli indizi di pericolosita' per calcolare il rischio sismico su una scala, la prima, che prende in considerazione esclusivamente gli effetti ambientali. Si chiama Esi 2007 ed e' tutta made in Italy la nuova scala creata per prevenire vittime e danni. La novita' e' stata presentata ufficialmente oggi a Roma. ''Lo scopo dell'Environmental seismic intensity scale 2007 - ha detto Leonello Serva, direttore del servizio geologico d'Italia dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (Apat) - e' quello di integrare le scale classiche, come la Mercalli Cancani Sieberg, che si basano essenzialmente sui danni agli edifici, e sostituirle quando queste non sono in grado di fornire stime attendibili''. Cosa che avviene nel caso dei terremoti oltre il decimo grado e in aree poco abitate, in cui gli indicatori dell' ambiente sono gli unici disponibili. ''Anche dove non ci sono case ci sono effetti sul terreno che forniscono segnali sulla pericolosita' di quel luogo'' ha affermato Serva facendo l' esempio del sisma del 13 gennaio del 1915 che rase al suolo Avezzano, con oltre 30.000 vittime in un'area ritenuta fino ad allora asismica. Invece studi recenti dicono che ad Avezzano forti sismi si erano verificati durante il periodo medioevale, lasciando segni visibili sul terreno. E nel caso della frana a San Giorgio La Molara in Irpinia del 1980, gia' attivata nei tre terremoti del 1688, 1805 e 1930, i valori di intensita' Esi in questa zona sono risultati maggiori di quelli attribuiti in base allo scuotimento degli edifici. L'impiego della scala Esi potrebbe quindi evitare prospettive estremamente devastanti, come nel caso del terremoto che ha colpito il Giappone lo scorso luglio, mettendo a rischio la centrale nucleare di Kashiwazaki. Gli esperti giapponesi non avevano considerato le possibili frane causate da un forte sisma, che di fatto si sono verificate poco a ridosso della centrale nucleare. Se questa fosse stata coinvolta direttamente i danni sarebbero stati incalcolabili. ''Sui dodici gradi della scala Esi, i primi tre non hanno effetti quantificabili - ha spiegato Sabina Porfido, dell' Istituto per l'ambiente marino e costiero (Iamc) del Cnr di Napoli - mentre a partire dal quarto si verificano ad esempio fratture, frane di piccola entita' e variazioni idrologiche. Dal quinto compare il fenomeno della liquefazione, quando si creano fontane d'acqua o piccoli vulcani di sabbia e salendo nella scala tutti i fenomeni aumentano di dimensione. Dal settimo cominciano le filiazioni superficiali, in un'area di 10 km quadrati''. Il livello piu' devastante, il dodicesimo, interessa un'area dell'ordine dei 50.000 km quadrati e oltre, modificando letteralmente il paesaggio. Un esempio di questo tipo e' quello del terremoto di Sumatra del 2004 che ha generato lo tsunami, con una faglia di circa 1.500 km. ''La scala e' stata elaborata grazie alla revisione critica dei dati di un elevato numero di terremoti avvenuti in Asia, America meridionale e settentrionale, Medioriente, ed Europa (di cui 150 avvenuti in Italia)'' aggiunge Eliana Esposito dell'Iamc-Cnr. Il nuovo metodo, sviluppato dagli anni '90 dal Servizio geologico d' Italia dell'Apat, insieme a Cnr e Universita' dell'Insubria, con il contributo di varie universita' e istituti di ricerca internazionali, e' stato approvato la scorsa estate dall'Inqua (International Union for quaternary research) nel corso del suo 17/o Congresso in Australia.(ANSA)

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Controllare le frane on line
Le notizie - Ultime notizie
 

Da : La Gazzetta del Mezzogiorno - Cronache italiane

Apat: per prevenire le frane controllare on line prima di edificare

ROMA - Prima di acquistare una casa o impiantare un'azienda controllate su Internet il territorio, per essere sicuri che non presenta rischi di frane. Il suggerimento viene dal'Apat, che ha pubblicato sul web il rapporto sulle frane dell'intera penisola.
«Rendiamo pubblico il catalogo delle frane - ha dichiarato il Commissario straordinario dell'Apat, Giancarlo Viglione nel corso di un workshop - in modo che ognuno possa compiere delle verifiche, cliccando comune e indirizzo».
«Controllare se una casa è in zona franosa permette di evitare speculazioni - ha spiegato Leonello Serva, direttore del Dipartimento Difesa del Suolo - Servizio geologico d'Italia - Si tratta di una rivoluzione culturale, anche ai fini della prevenzione. Da oggi diventa più difficile che siano edificati edifici in zone a rischio».
Per conoscere la cartografia online, i documenti, le foto bisogna collegarsi al sito www.sinanet.apat.it/progettoiffi; grazie ad un accordo con la Direzione Teche RAI, sono a disposizione anche 50 filmati relativi a fenomeni franosi, che oltre ad avere una importante valenza storica, forniscono un grande ausilio nella ricostruzione degli eventi del passato.

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