Skip to content
Site Tools
Increase font size Decrease font size Default font size
You are here: Home
La strategia tematica per la protezione del suolo
Le notizie - Ultime notizie

La strategia tematica per la protezione del suolo e la proposta di direttiva quadro della Commissione europea.

articolo di Luce Marmo

Il 22 settembre 2006 la Commissione europea ha adottato l'ultima strategia tematica riguardante la protezione dei suoli, prevista nel sesto programma comunitario d'azione in campo ambientale.
La strategia tematica per la protezione del suolo è composta da una comunicazione della Commissione, da una proposta di direttiva quadro e da una valutazione d'impatto.
La comunicazione presenta il punto di vista della Commissione europea riguardante la politica di protezione dei suoli a livello comunitario e stabilisce gli obiettivi di tale politica, che possono essere riassunti nella necessità di raggiungere un elevato livello di protezione dei suoli su scala europea, con particolare riguardo per le funzioni che il suolo svolge per lo sviluppo economico (come supporto per le infrastrutture, substrato per la coltivazione di piante per il consumo animale e degli esseri umani, fonte di materie prime, ecc.) e per gli ecosistemi (filtraggio e degradazione di sostanze pericolose, scambio di nutrienti, stoccaggio di carbonio, ecc.).
La degradazione del suolo a livello europeo continua.
La constatazione fatta dalla Commissione è che la degradazione dei suoli non solo non si è stabilizzata, ma va aumentando. Per esempio, 115 milioni di ettari (12% superficie totale dell'Europa) sono soggetti ad erosione idrica e 42 milioni di ettari ad erosione prodotta dal vento; circa il 45% dei suoli europei presenta un contenuto scarso o molto scarso di materia organica (0-2% carbonio organico) e il 45% un contenuto medio (2-6%); la salinizzazione colpisce circa 3,8 milioni di ettari; si stima in circa 3,5 milioni i siti potenzialmente contaminati; l'impermeabilizzazione interessa circa il 9% della superficie totale dell'Unione Europea (con un aumento del 6% l'anno).
Questo vuol dire che la normativa esistente a livello europeo non è sufficiente per prevenire un'ulteriore degradazione dei suoli comunitari. Tenendo anche conto che il suolo è praticamente una risorsa naturale non rinnovabile, perché ci vogliono centinaia di anni per formarne pochi millimetri, e il fatto che i costi dovuti alla degradazione dei suoli sono molto alti e pagati principalmente dalla società e non dagli utilizzatori del suolo stesso, cioè da coloro che causano i problemi, la Commissione ha ritenuto opportuno adottare, nel contesto della strategia, una proposta di direttiva per istituire un quadro per la protezione del suolo.

La proposta di direttiva quadro.

Tale direttiva quadro, finalizzata a proteggere il suolo e a conservane la capacità di svolgere le funzioni ambientali, socioeconomiche e culturali che offre, tiene conto della varietà di situazioni che caratterizza le diverse regioni della Comunità. Il testo è fondato sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, sul principio "chi inquina paga", sulla conservazione delle funzioni del suolo, sulla prevenzione del suo degrado e della mitigazione degli effetti di tale degrado, del ripristino dei suoli degradati e dell'integrazione di queste problematiche in altre politiche settoriali. Importante notare che la redazione della proposta si è basata su un'analisi dei potenziali costi e benefici di un intervento o di un mancato intervento e sul rispetto dello sviluppo socio-economico della Comunità nel suo complesso e sullo sviluppo equilibrato delle singole regioni che la compongono.
La normativa comunitaria in vari settori - ad esempio sui rifiuti, le sostanze chimiche, la prevenzione e riduzione dell'inquinamento di origine industriale, i cambiamenti climatici, le acque, l'agricoltura e lo sviluppo rurale - presenta alcune disposizioni riguardanti la protezione del suolo, che tuttavia non sono concepite appositamente né si rivelano sufficienti a proteggere ogni tipo di suolo contro tutti i processi di degrado possibili. Per questo la direttiva proposta prevede l'obbligo d'individuare, descrivere e valutare l'impatto di alcune politiche settoriali sui processi di degrado del suolo al fine di tutelarne le funzioni.
Siccome gli utilizzatori del suolo sono coloro i quali possono, meglio di tutti, ridurre gli impatti negativi che le loro azioni possono causare alle funzioni ed alla qualità del suolo, la proposta di direttiva prevede l'obbligo per gli utilizzatori del territorio di adottare misure di precauzione nei casi in cui si possa presumere che l'utilizzo che ne fanno possa ostacolare in maniera rilevante le funzioni svolte dal suolo.

I processi di degrado del suolo considerati nella proposta di direttiva quadro.

La direttiva proposta copre una serie di minacce per il suolo, che sono state identificate dalla Commissione dopo un lungo e dettagliato lavoro di ricerca che ha visto la partecipazione di centinaia di esperti europei, ritenute di maggior importanza per salvaguardare la qualità dei suoli ed il ruolo che essi svolgono per la società dal punto di vista economico ed ambientale. Le minacce considerate sono l'impermeabilizzazione, cioè la copertura del suolo con materiali che non ne permettono lo scambio di acqua e gas (come, per esempio, l'asfalto ed il cemento), la contaminazione, la perdita di materia organica, che è quella che assicura la fertilità del suolo, la salinizzazione, causata da pratiche irrigue inappropriate, la compattazione, cioè l'ispessimento degli strati superficiali del suolo dovuto all'utilizzo di macchinari agricoli di peso elevato, l'erosione e gli smottamenti.
4.1. Impermeabilizzazione. - Per quanto riguarda l'impermeabilizzazione, che è l'unica minaccia "volontaria", nel senso che è voluta per se stessa quando si costruiscono strade, edifici ed infrastrutture, la direttiva proposta obbliga gli Stati membri a contenere questo fenomeno, ad esempio attraverso il recupero di siti abbandonati e contaminati che limiti lo sfruttamento dei siti incontaminati. Laddove l'impermeabilizzazione sia presente, gli Stati membri devono prevedere tecniche di edificazione e di drenaggio che consentano di preservare il maggior numero possibile di funzioni del suolo.
4.2. L'erosione, la diminuzione della materia organica, la compattazione, la salinizzazione e gli smottamenti. - Per una politica di protezione del suolo mirata ed efficace è necessario sapere dove sta avvenendo il degrado. È risaputo che alcuni processi di degrado, come l'erosione, la diminuzione della materia organica, la compattazione, la salinizzazione e gli smottamenti, si verificano solo in determinate aree che corrono rischi maggiori e per questo è necessario individuare tali aree a rischio. Ecco perché la direttiva proposta richiede agli Stati membri l'individuazione delle aree a rischio per questo tipo di minacce e l'istituzione di programmi nazionali di misure. Occorrerà identificare l'estensione delle aree che presentano dei rischi, i quali, ai fini della coerenza e della comparabilità attraverso la Comunità, dovranno essere reperiti in base ad elementi comuni ripresi nell'allegato I della direttiva. Una volta identificate le aree a rischio, sarà inoltre necessario che gli Stati membri adottino obiettivi di riduzione del rischio e programmi di misure per conseguire tali obiettivi. I programmi potranno fondarsi su norme e misure già individuate e messe in atto in ambito nazionale e comunitario, dovranno essere redatti entro sette anni dalla data di recepimento della direttiva ed entrare in applicazione entro l'anno successivo.
È importante notare che la direttiva proposta, pur non identificando la desertificazione ed il cambiamento climatico come specifiche minacce per il suolo, riconosce che alcuni dei processi degradativi considerati (in particolare, l'erosione, la salinizzazione e la perdita di materia organica) sono dei fattori concomitanti nell'acuire le emissioni di gas serra dal suolo e la desertificazione, che è un fenomeno complesso che vede più fattori agire contemporaneamente.
4.3. La contaminazione. - Per quanto riguarda la contaminazione del suolo, un aspetto certamente non desiderato del passato (e del presente!) industriale dell'Europa, la direttiva proposta obbliga gli Stati membri all'istituzione di un inventario dei siti contaminati sul loro territorio, tramite una procedura a tappe che vede, in primo luogo, l'individuazione dei siti dove attività potenzialmente inquinanti hanno o hanno avuto luogo. Le attività considerate potenzialmente inquinanti sono elencate nell'allegato II della direttiva, ed includono, tra gli altri, gli stabilimenti soggetti alla direttiva "Seveso" e alla direttiva sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento, gli impianti di estrazione (miniere), e le discariche di rifiuti. Tale identificazione dovrà essere completata entro cinque anni e seguita da due tappe ulteriori: una riguardante la misurazione dei livelli di concentrazione delle sostanze pericolose in ciascuno dei siti individuati nella prima tappa (la valutazione circa quali sostanze dovranno essere analizzate e con quale metodologia è lasciata alla decisione degli Stati membri), e l'ultima consistente nel condurre un'analisi di rischio in ciascuno dei siti per i quali le concentrazioni di sostanze pericolose supereranno un determinato valore di soglia, da determinare da parte degli Stati membri. Se l'analisi di rischio dimostrerà che la presenza delle sostanze pericolose pone effettivamente un rischio significativo per la salute umana e/o l'ambiente, tenendo conto della destinazione d'uso come approvata dall'autorità competente, tale sito sarà considerato contaminato e dovrà essere inserito nell'inventario dei siti contaminati. Per questa lunga procedura di valutazione, la direttiva proposta fissa il limite di 25 anni, con alcuni obiettivi intermedi: l'autorità competente dovrà, entro cinque anni dalla data di recepimento, aver completata l'analisi di rischio per almeno il 10% dei siti sui quali si svolgono o si sono svolte delle attività pericolose, percentuale che salirà al 60% entro 15 anni e raggiungerà, come detto, il 100% entro 25 anni.
In parallelo all'elaborazione dell'inventario nazionale, gli Stati membri dovranno provvedere affinché i siti contaminati identificati siano sottoposti ad interventi di bonifica. La direttiva proposta non fissa una scadenza per quanto riguarda gl'interventi di bonifica, ma richiede agli Stati membri di preparare, sulla base dell'inventario dei siti contaminati ed entro sette anni dalla data di recepimento, una strategia nazionale di bonifica, comprendente almeno gli obiettivi di bonifica, un elenco di priorità partendo dai siti che presentano un rischio significativo per la salute umana, un calendario per l'attuazione ed i fondi stanziati. Tale strategia nazionale di bonifica dovrà essere resa pubblica ed applicata entro otto anni dal recepimento, e dovrà fare l'oggetto di un riesame ad intervalli regolari, almeno ogni cinque anni.
Con questa norma la Commissione ha voluto porre all'attenzione degli Stati membri il grave problema dei siti contaminati (l'Agenzia europea per l'ambiente stima in circa 3,5 milioni i siti potenzialmente contaminati in Europa, di cui mezzo milione dovrebbe essere effettivamente contaminato), che si è venuto creando nel corso dello sviluppo industriale del continente e che è necessario affrontare in maniera sistematica e con una dinamica di lungo respiro. Starà agli Stati membri decidere il proprio livello di ambizione in materia, sotto lo sguardo attento dell'opinione pubblica, in particolare per quanto riguarda gli stanziamenti indispensabili per attuare gl'interventi di bonifica e sui tempi di attuazione degli stessi. Sulla base dell'esperienza di quegli Stati membri che hanno cominciato ad affrontare il problema molti anni fa, si può immaginare che ci vorranno più generazioni per assicurare che il passato industriale dell'Europa non sia più un peso per la salute umana e l'ambiente.
Tenendo conto del fatto che la bonifica dei siti contaminati è un obiettivo di lungo periodo, che richiederà ingenti risorse finanziarie che dovranno essere le più stabili possibile, e considerando, altresì, che l'applicazione del principio "chi inquina paga" non permetterà, in tutti i casi, di assicurare che chi ha causato la contaminazione paghi per la bonifica, la Commissione ha proposto l'istituzione di meccanismi nazionali per il finanziamento dei cosiddetti "siti orfani". Sono definiti come tali quei siti contaminati per i quali, in applicazione del principio "chi inquina paga", non sia possibile individuare il responsabile dell'inquinamento oppure quest'ultimo non possa essere ritenuto tale a norma della legislazione nazionale o comunitaria o non possa essere tenuto a sostenere i costi degli interventi di bonifica. Dato che anche per tali siti la direttiva proposta fa obbligo allo Stato membro di farsi carico della loro bonifica, la Commissione ha ritenuto importante che un meccanismo indipendente di finanziamento sia stabilito, in maniera tale che la bonifica di tali siti non sia interamente soggetta alle variazioni di bilancio, ma garantisca una fonte finanziaria duratura nel tempo.
La direttiva proposta contiene un elemento piuttosto innovatore nell'istituire un rapporto sullo stato del suolo in caso di vendita di uno sito nel quale, in base a documenti ufficiali come i registri o i catasti nazionali, risulti che siano state effettuate o siano in corso attività inquinanti per il suolo. Tale rapporto, che dovrà essere presentato, a scelta dello Stato membro, dal proprietario del terreno o dall'acquirente potenziale, e dovrà fornire, prima di ultimare la compravendita del terreno, tutte le informazioni del caso sullo stato del suolo all'autorità competente e all'altra parte interessata dalla compravendita. La messa a disposizione di tali informazioni nel momento in cui si prevede una compravendita di terreni consentirà di accelerare la preparazione definitiva dell'inventario dei siti contaminati da parte dell'autorità competente e permetterà, inoltre, al potenziale acquirente di conoscere lo stato del suolo e di procedere ad una scelta informata.
La direttiva proposta non si limita, però, a farsi carico del peso del passato, ma guarda anche al futuro e mira a prevenire la contaminazione del suolo, conformemente al principio di prevenzione istituito dall'articolo 174 del trattato CE. Infatti, al fine di preservare le funzioni del suolo, gli Stati membri dovranno adottare misure adeguate e proporzionate per contenere l'immissione intenzionale o fortuita di sostanze pericolose sul o nel suolo, al fine di evitarne l'accumulo che potrebbe impedire al suolo di svolgere le sue funzioni o far insorgere rischi significativi per la salute umana o per l'ambiente.
La partecipazione del pubblico ai processi decisionali.
Un aspetto importante per l'equilibrio complessivo delle misure ed azioni che gli Stati membri adotteranno per l'applicazione della direttiva proposta dipende dalla stretta collaborazione e dalla coerenza degli interventi a livello di Comunità, Stati membri e in ambito locale, nonché dall'informazione, consultazione e coinvolgimento del pubblico, in applicazione degli obblighi assunti dalla Comunità a norma della convenzione di Århus sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l'accesso alla giustizia in materia ambientale. In questo senso, ai fini della preparazione, modifica e riesame dei programmi di misure sulle aree a rischio e delle strategie nazionali di bonifica, la direttiva proposta fa riferimento alla direttiva 2003/35/CE che prevede la partecipazione del pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale. Tale partecipazione sarà di grande importanza nel garantire che le decisioni che dovranno essere prese dall'autorità competente per quanto riguarda l'erosione, la perdita di materia organica, la salinizzazione, la compattazione, gli smottamenti e la bonifica dei siti contaminati rispondano alle sfide che queste minacce per il suolo presentano a livello locale e siano tali da assicurare una risposta la più adattata possibile alle condizioni locali.


tratto dal fascicolo n. 1 - 2007 della rivista Giuridica dell'Ambiente

 

Nessun commento | Aggiungi ai preferiti (210) | Copia sul tuo sito

 
Indice di funzionalitą fluviale
Le notizie - Ultime notizie

IFF 2007 - Indice di funzionalità fluviale Nuova versione del metodo revisionata e aggiornata  

Alla pagina internet del sito APAT
http://www.apat.gov.it/site/it-IT/APAT/Pubblicazioni/Miscellanea/Documento/iff2007.html è possibile scaricare la pubblicazione, 336 pp.  
Il nuovo metodo IFF 2007 rappresenta un decisivo miglioramento dell'indice già diffusamente testato in tutto il territorio nazionale e applicato da numerosi operatori per la valutazione dello stato ambientale dei corsi d'acqua.
L'IFF 2007 va incontro ai requisiti della Direttiva Quadro sulle Acque, fornendo un importante contributo per lo sviluppo di approcci integrati alla valutazione dello stato ecologico dei fiumi italiani.

Nessun commento | Aggiungi ai preferiti (231) | Copia sul tuo sito

 
Modifiche Codice Ambiente
Le notizie - Ultime notizie
Il secondo decreto correttivo al codice dell'ambiente è stato emanato con il decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4 pubblicato sul supplemento ordinario n. 24 alla gazzetta ufficiale n. 24 del 29 gennaio scorso e che lo stesso contiene importanti modifiche al codice; modifiche che entreranno in vigore il 13 febbraio prossimo.

Le modifiche interessano:
  • VIA e VAS
  • Terre e rocce da scavo
Per quanto concerne la VIA (Valutazione impatto ambientale) e la VAS (Valutazione ambientale strategica) vengono escluse dall'ambito di applicazione delle nuove disposizioni le procedure avviate precedentemente all'entrata in vigore del decreto che, pertanto, dovranno essere concluse ai sensi delle norme vigenti al momento dell'avvio del procedimento.

Nessun commento | Aggiungi ai preferiti (229) | Copia sul tuo sito

Leggi tutto...
 
Procedura di infrazione europea per Codice Appalti
Le notizie - Ultime notizie

 

La Commissione delle comunità europee, con una nota del 30 gennaio 2008 ha, ufficialmente, aperto la procedura d'infrazione relativa al Codice degli appalti che tocca - con 15 rilievi principali - una pluralità di disposizioni legislative assunte con il Codice degli appalti pubblici di cui al D.Lgs. n. 163/2006, in recepimento delle Direttive 17 e 18.
Ai rilievi della Commissione il Governo italiano avrebbe dovuto rispondere entro il 31 marzo scorso ma crediamo che, in atto, il governo non abbia ancora risposto.

In particolare le censure riguardano:

  • gli appalti aggiudicati a scopo di rivendita o locazione a terzi;
  • i soggetti ai quali possono essere affidati i contratti pubblici;
  • la partecipazione dei raggruppamenti temporanei di imprese e dei consorzi;
  • la verifica della capacità dei candidati;
  • l'iscrizione di fornitori o prestatori di servizi in elenchi ufficiali;
  • la possibilità di avvalersi della capacità di terzi;
  • il dialogo competitivo;
  • l'informazione dei candidati/offerenti;
  • i criteri utilizzati per l'aggiudicazione dell'appalto;
  • l'attribuzione diretta di appalti pubblici in caso di fallimento o di risoluzione del contratto;
  • le disposizioni in materia di promotore;
  • la realizzazione di opere di urbanizzazione a scomputo del contributo previsto per il rilascio del permesso di costruire;
  • la società pubblica di progetto;
  • le concessioni relative alle infrastrutture strategiche;
  • le regole applicabili alle infrastrutture strategiche nel settore dell'energia;

 

Nessun commento | Aggiungi ai preferiti (227) | Copia sul tuo sito

Leggi tutto...
 
Incidenza della monodopera
Le notizie - Ultime notizie


E' stato firmato  l’Avviso Comune sulla congruità dell'incidenza della manodopera utilizzata nei lavori in edilizia.

Il modello  prevede le seguenti percentuali minime dell’incidenza del costo della manodopera sul valore dell’opera, in riferimento alle tipologie di opere al di sotto dei quali scatta la presunzione di non congruità:
- OG1-Nuova edilizia civile compresi impianti e forniture 14,28%
- OG1-Nuova edilizia industriale esclusi impianti 5,36%

- Ristrutturazione edifici civili 22,00%

- Ristrutturazione edifici industriali esclusi impianti 6,69%
- OG2-Restauro e manutenzione di beni tutelati 30,00%
- OG3-Opere stradali, ponti, etc. 13,77%
- OG4-Opere d’arte nel sottosuolo 10,82%
- OG5-Dighe 16,97%
- OG6-Acquedotto e fognature 14,63%
- OG6-Gasdotti 13,66 %
- OG6-Oleodotti 13,66%
- OG6-Opere di irrigazione ed evacuazione 12,48%
- OG7-Opere marittime 12,16%
- OG8-Opere fluviali 13,31%
- OG9-Impianti per la produzione di energia elettrica 14,23%
- OG10-Impianti per la trasformazione e distribuzione 5,36%
- OG12-OG13-Bonifica e protezione ambientale 16,47%

L’impresa potrà comunque dimostrare le ragioni di un eventuale scostamento.
L’attestazione di congruità verrà effettuata dalle casse edili e nei lavori pubblici dovrà essere effettuata al momento del rilascio del Durc per l’emissione dello Stato d’avanzamento dei lavori, mentre per i lavori privati al completamento dell’opera.
Gli indici saranno inoltre efficaci subito. E` comunque previsto un periodo di sperimentazione di due anni, a partire dal primo ottobre 2007.
Ma l’avviso sottoscritto dalle parti sociali non è l`unico su cui si sta lavorando. Il ministero del Lavoro infatti, sta portando avanti una “mini-sperimentazione” su un campione di quasi cinquemila aziende, che porterà a un proprio modello e indici di congruità da presentare poi alle parti sociali.
L’obiettivo è quello di arrivare entro la fine di giugno alla definizione degli indici, in modo che a luglio venga emanato il decreto ministeriale. Ma in accordo con le parti sociali, assicurano al Ministero del Lavoro, perché l’intento è quello di creare un ulteriore strumento di lotta al lavoro nero, fornendo anche un’arma in più agli ispettori ministeriali. Il decreto sarà prima applicato ai settori dell’edilizia e dell’agricoltura, più colpiti dalla piaga del lavoro nero, per poi essere esteso anche ad altri ambiti produttivi.
 (Notizia tratta da:  Lavori Pubblici-Informazione tecnica on-line)

Nessun commento | Aggiungi ai preferiti (241) | Copia sul tuo sito

 
Approvazione norme tecniche costruzioni
Le notizie - Ultime notizie

L' Ing. Giovanni Masciarelli, Vice Presidente Vicario A.Di.S., segnala :

Applicazione Decreti ministeriali del 1996 e circolare applicativa

Il 5 marzo prossimo entrerà in vigore il Decreto del Ministero delle Infrastrutture 14 gennaio 2008 pubblicato sul supplemento ordinario n. 30 alla Gazzetta ufficiale n. 29 del 4 febbraio 2007 e recante "Approvazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni".

Alla fine dell'articolo 1 del decreto in argomento viene precisato che "Le presenti norme sostituiscono quelle approvate con il decreto ministeriale 14 settembre 2005" e, quindi, a partire dal 5 marzo 2008 le norme di cui al D.M. saranno sostituite da quelle di cui al D.M. 14 gennaio 2008.

Nessun commento | Aggiungi ai preferiti (241) | Copia sul tuo sito

Leggi tutto...
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 Pross. > Fine >>

Risultati 55 - 60 di 60

Login Form






Password dimenticata?

Convegni e corsi

Nessun evento

Calendario eventi

« < Ottobre 2014 > »
Do Lu Ma Me Gi Ve Do
28 29 30 1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31 1
« < Novembre 2014 > »
Do Lu Ma Me Gi Ve Do
26 27 28 29 30 31 1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 1 2 3 4 5 6

Syndication

Annunci

Se Ti interessi di Difesa del Suolo
come professionista, impresa,
azienda, nella pubblica amministarzione,
il Tuo sito è

www.difesadelsuolo.it  
oppure
www.difesadelsuolo.eu

Collabora alla gestione
del Portale italiano 
della Difesa del Suolo

 

LA DIFESA DEL SUOLO.

Strumento per  la competitività e la crescita del territorio e non vincolo allo sviluppo.